Mese: Aprile 2020

Immuni e IO, siamo sicuri che siano la soluzione?

immuni e io

Da almeno 48 ore, ho amici, conoscenti e partecipanti a diversi gruppi mi hanno chiesto un parere su Immuni e Io. Quindi la somma di tutte le domande, si può riassumente così: Immuni e IO, siamo sicuri che siano la soluzione? Per me la risposta è NO, però prima di continuare la nostra chiacchierata, andiamo a vedere che cosa sono le due applicazioni, quella nazionale chiamata Immuni e quella internazionale chiamata IO. Che cos’è e come funziona Immuni? Per rispondere a questa domanda, non mi devo neanche impegnare più di tanto, visto che esiste un’infografica che racconta il suo funzionamento e quindi ve la propongo di seguito:   Che cos’è e come funziona IO? Pure in questo caso, per spiegarvi il funzionamento e per farvi capire di che cosa  si tratta vi allego un’infografica: Analizziamo la situazione Parto con il dirvi subito che IO e Immuni non hanno nulla in comune, non solo il loro funzionamento è totalmente diverso. Però per come siamo messi in questo momento, queste due app servono come una un cucchiaino di zucchero mescolato in 100000 litri di caffè. Adesso vi spiego il perché! Immuni non è la soluzione Penso di aver dedicato parecchi anni allo studio della tecnologia, dell’informatica e penso di avere l’esperienza tale che mi permetta di affermare che sta giocando ad un gioco molto strano. Parto subito con l’analisi dedicata all’app Immuni dicendovi la mia. Sia chiaro, non sono qui per attaccare la società che ha vinto il bando, anzi vi dico che la società Bending Spoons la conosco e non solo l’applicazione Live Quiz per Android l’ho provata e mi ha divertito parecchio. Non voglio neanche dire, che la società Bending Spoons dovrebbe restare a fare giochi e lasciare le cose serie ad altri, perché penso che abbiano le competenze per fare qualsiasi progetto abbiano in mente. Però questa volta, forse è giunto il momento di mettere dei paletti e capire che la tecnologia è si il futuro, ma non possiamo trasformare e trasformarci in un gioco di strategia in tempo reale. Dove essere umani indipendentemente da sesso, razza, religione, provenienza sociale etc, etc, vengono utilizzati come delle pedine. Lo so che l’applicazione rispetta quelle che è stata la richiesto la Commissione UE che ha dettato infatti le regole del gioco e di come doveva essere realizzato il sistema di tracciamento: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Peccato però, che per avere un senso e perché questa applicazione possa offrire dei dati certi, debba essere installata su almeno il 60% della popolazione. Infatti non sono io a dirlo, ma l’infografica qui sopra. Qualcuno in queste ore ha fatto circolare sui social Facebook, Twitter, Linekdin e sulle app di messaggistica WhatsApp e Telegram, una foto in cui pare che sia obbligatorio installarla altrimenti si subiranno delle limitazioni. Però dall’alto, giurano che per il momento verrà avviata solo una sperimentazione in alcune regioni pilota per progressivamente estendere la facoltà volontaria. Il signor commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, spera che ci sia un grosso supporto dei cittadini ad utilizzare l’app Immuni, precisando e ricordando che non è obbligatorio utilizzarlo per spostarsi. Se così fosse, uno potrebbe anche dire: va bene dai, per il bene del paese la utilizzo. Poi se uno leggere che l’applicazione rispetta le richieste della Commissione UE, cioè che la raccolta di dati sia anonimata e niente geolocalizzazione, ma sì a bluetooth e volontarietà.  Però ad oggi mi lascia un pochino perplessa questa cosa, perché ormai a 3 giorni di distanza, risulta che l’applicazione non è Open-Source. Non solo il Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, si augura che la società rilasci il codice sorgente dell’applicazione aperto, cosicchè altri paesi UE possano utilizzare il progetto Made in Italy. Personalmente tutto ciò non mi rendere per niente felice e anzi come ben dice uno dei miei colleghi, ma anche amico Patryk Rzucidlo, in uno status su Facebook: “Gli informatici hanno la sindrome dell’essere Dio e pensano che la tecnologia possa risolvere tutti i problemi del mondo quando non è così“. Sono pienamente d’accordo con lui, non è che un’applicazione installabile su base volontaria, etc, tanto l’ho scritto prima, possa essere la soluzione ai nostri problemi. Anzi secondo me potrebbe peggiorare la situazione, perché lo strumento può essere utilizzando per fare danni. Ci sarà uno scambio di informazioni tra gli smartphone entro un metro e ci sarà l’archiviazione e la memorizzazione di contatti, dicono loro criptato. Non solo, ci sarà anche uno scambio tra gli utenti entrati in contatto attraverso l’avvicinamento dei dispositivi. Bene a questo punto non sta a me dirvi e spiegarvi come un malintenzionato potrebbe provare ad utilizzare questi dati. Non solo, aggiungo questa cosa, cioè se People Nearby 2.0 di Telegram vi ha spaventato come funzione perché poteva essere utilizzata per fare stalking, con Immuni potete avere la certezza che essendo un’applicazione che deve restare perennemente attiva fintantoché siete fuori di casa. Beh penso che renda l’idea di come questa sicurezza e privacy non c’è. Poi se a questo aggiungiamo il fatto che la tecnologia bluetooth non è così sicura, perché ogni tre per due ha qualche bug pericoloso per tutti. Si capisce che forse sarebbe il caso di cercare un’altra soluzione. Non solo, ribadisco, che questo sistema renderebbe la vita delle persone una sorta di gioco strategico in tempo reale tra persone vere. A tal proposito, vi invito a leggere il post “Un fumetto che spiega come funzionano le app di tracciamento“, all’interno del quale vengono prese in considerazione alcune delle problematiche che la tecnologia bluetooth in questi anni ha avuto. Il problema non è solo questo, l’applicazione ha una parte che racchiude dati anagrafici, sesso, età, malattie pregresse, eventuali sintomi e assunzioni di farmaci. Vi lascio immaginare che cosa potrebbe succedere se si trovasse la tecnologia giusta o meglio lo script giusto possa essere utilizzato per arrivare a prendere privilegi di alto livello di un dispositivo mobile. Quindi a questo punto mi chiedo: se l’applicazione mi deve mettere in guardia se mi avvicino

Avete rotto gli sconti

Avete rotto gli sconti

Avete rotto gli sconti e dovete essere sinceri con voi stessi che è così. Chi mi segue sui principali social utilizzati in Italia, sa che per un buon periodo mi sono allontanato di spontanea volontà da alcuni di questi, principalmente da Facebook e Twitter, perché volevo vedere come avrebbero reagito gli algoritmi di queste piattaforme al mio ritorno. Beh che dire, dopo aver condiviso alcuni post in linea con quelli scritti qui dentro, come per esempio quanto costa un sito web, al mio ritorno su Facebook in modo molto più intenso mi sono ritrovato con delle bellissime immagini e post sponsorizzati in cui si scontava tutto. Inizialmente ho pensato che fosse colpa del momento storico, ho pensato che la gente deve stare a casa e deve trovarsi qualcosa da fare. Ho pensato che le aziende dovevano trovare del lavoro da far fare ai propri impiegati, quindi sono ripiegati sullo smart working dedicato allo sviluppo di siti, e-commerce e gestione dei social, a basso costo pur di far fare qualcosa a questi impiegati. Poi mi sono fermato e sono andato all’interno della galleria delle immagini sul mio smartphone e poi all’interno di Google Foto, dove mi sono accorto che in realtà queste scuse e giustificazioni non reggono. Perché molti sono andati in questo periodo oltre a quello che poteva essere considerato giusto uno sconto. Eh si, sfortunatamente in molti avete rotto gli sconti. Non pensando che le cose non si possono vendere un tot al kg. Non pensando che la richiesta di sconti e volere sconti, mettono in difficoltà il prossimo. Lo so a tutti noi ci piace, quando andiamo ad acquistare un servizio oppure un prodotto, vedere che abbiamo risparmiato anche un solo centesimo ci rende orgogliosi che abbiamo risparmiato. Non ne parliamo se lo sconto avviene in ambito informatico oppure nell’elettronica di consumo. Prima di continuare il mio ragionamento, vi riporto un passaggio che mi ha colpito molto, leggendo l’articolo Il nostro viaggio all’interno della fabbrica di TV che esiste solo perché esistono i dazi su DDay.it: Il mercato dei TV è quello più massacrato di tutta l’elettronica di consumo, soprattutto in paesi come l’Italia dove la marginalità è ormai ridotta al minimo. E dove, in molti casi, si vende anche in perdita. Mentre viaggiavamo dall’aeroporto di Varsavia alla fabbrica sui cartelloni lungo la strada veniva pubblicizzato un TV Samsung Q60 da 65”, offerta black friday, a 1270 euro. Lo stesso TV in Italia oggi viene venduto da Amazon a 845 euro: la differenza di prezzo tra un paese non certo ricco come la Polonia e l’Italia trasmette l’idea di come nel nostro Paese il mercato TV sia ai minimi. I guadagni non esistono più, esistono solo le quote di mercato. E la fabbrica di TV polacca di TCL si è dovuta adeguare: oggi arriva tutto dalla Cina, il lavoro che viene fatto alle porte di Varsavia è un puro assemblaggio che ha un solo scopo: evitare di pagare i dazi sui prodotti finiti. Se si guarda infatti all’intero processo viene da sorridere. Insomma se oggi paghiamo alcuni prodotti molto meno e ci arrivano ad un costo molto più basso, è perché qualcuno ci sta rimettendo oppure pur di non rimetterci si adegua. Di questo passo e se la situazione sarà questa pure nell’ambito web, soprattutto se non si inizia a svegliarsi e capire che avete rotto gli sconti. Infatti, sempre più liberi professionisti correranno ai ripari trovando soluzioni che non saranno per niente utili al sistema. A forza di chiedere sconti, riduzioni oppure dover rispondere ai clienti che mostrano l’inserzione sponsorizzata dove un sito, un’e-commerce, la gestione dei social o lo studio di una strategia costa una miseria, in molti iniziano a guardare di buon occhio le piattaforme dove con una pipa di tabacco e una ricarica telefonica, ti realizzano la planimetria di una possibile villa trifamiliare. Dovete capire che avete rotto gli sconti e avete rotto con tutti questi sconti, con la richiesta di sconti e l’elemosina digitale. Dovete capire che ci sono liberi professionisti e anche persone che hanno messo su la propria azienda, che non l’hanno fatto così dal nulla, ma hanno studiato, hanno trascorso ore e ore davanti a degli schermi per studiare, provare e imparare a fare le cose. A loro nessuno ha regalato webinar in passato, e-book o libri, hanno dovuto comprarli e hanno dovuto seguire corsi. Hanno studiato e capito che il loro lavoro non può essere venduto un tot al kg, quindi oggi cercano di vendere la loro esperienza al giusto prezzo. Lo so, siamo in uno stato dove c’è la libertà di impresa, dove c’è la libera concorrenza tra aziende e liberi professionisti. Però qui si sta esagerando e non so fin dove si potrà arrivare con questi sconti su sconti e sulla richiesta di altri sconti. Ho tanto l’impressione che moltissimi liberi professionisti e anche alcune aziende, siano visti come i nuovi schiavi del momento. Ho tanto l’impressione che i freelance e aziende, siano visti come i calzini da sostituire se non fanno il prezzo desiderato e gli sconti richiesti. Ho tanto l’impressione che ormai i preventivi vengono richiesti solo se nella landing page c’è scritto sconto del 50% adesso e quanto ti mando il preventivo ti faccio un altro sconto del 10%, poi già che ci sono ti finisco il lavoro per l’altro ieri. Ripeto, ho pensato molto che tutto ciò che accade oggi con tutti questi sconti e richieste di sconti, fosse una cosa del momento e che si doveva accettare per quello che era. Ho pensato che per colpa di cosa che ci accomuna tutti a livello mondiale, cioè un maledetto virus che non guarda in faccia nessuno e che ci ha fatto capire quanto siamo piccoli e come non esiste sesso, razza, religione, età o ceto sociale che ci possa salvare rispetto ad altri. Infatti il virus non ha fatto sconti e non sta facendo sconti a nessuno, anzi si è portato via persone che hanno salvato alla vita degli altri. Però nulla,