Mese: Settembre 2020

Quando non sei Luis Suárez, ma il figlio di un immigrato

Luis Suárez truffa cittadinanza

Quando non sei Luis Suárez, ma il figlio di un immigrato che cerca di offrire alla propria famiglia una vita migliore. Anzi per dire la verità la frase con cui volevo iniziare era: Quando non sei Luis Suárez, ma il figlio di un immigrato falegname che lascia il suo paese d’origine alla ricerca di un Paese con più opportunità per la propria famiglia. Però faceva troppo da citazione religiosa e anche se tra qualche mese ne farò 33 di anni, non volevo essere e sembrare dissacrante o blasfemo.  A parte le battute oppure le citazioni religiose o pseudo tali, oggi vorrei fare una piccola riflessione sul caso Luis Suárez e la truffa per la cittadinanza. Si perché diciamocelo in faccia e senza vergognarci, quello che è successo è una truffa bella è buona, che prende per il culo tutti dalla A alla Z. Quindi sia chi è nato in Italia e anche chi non è nato in Italia, ma ha scelto, ha desiderato, ha combattuto e combatte per essere un cittadino italiano.  La cosa che fa incazzare ancor di più e se non vi siete ancora incazzati dovete iniziarlo a farlo, è che un’istituzione come l’Università per Stranieri di Perugia ha autorizzato e legalizzato questa truffa. Siamo parlando di un’istituzione pubblica e un’università statale italiana fondata nel 1925, non l’altro ieri. Che non mi si venga a dire, sono cose che capitano e che qualcuno ha fatto questa cosa alle spalle e di nascosto, senza che altri lo sapessero. Perché mentono sapendo di mentire con i selfie e le foto scattati da loro.  C’è da dire pure questa cosa, quando non sei Luis Suárez, ma il figlio di genitori che sono venuti in Italia e ti hanno messo al mondo, tu devi aspettare almeno la maggiore età perché per lo stato tu sia italiano e soprattutto devi augurarti di non trovare il giornalista, il politico o il buontempone di turno che fa notare come tu non sia italiano, ma bensì facendo leva sulle tue origini. Attenzione perché  la legge dice: La legge 5 febbraio del 1992, n. 91, che regola l’acquisizione della cittadinanza italiana, segue il principio di trasmissione per ius sanguinis, ovvero la trasmissione della cittadinanza per discendenza dai genitori ai figli. Tuttavia l’articolo 4, comma 2, della stessa legge stabilisce che gli stranieri nati in Italia e regolarmente residenti dalla nascita, possano diventare cittadini italiani per elezione, con una dichiarazione di volontà da rendere entro un anno dal compimento dei diciotto anni. Semplificazioni sono state introdotte con la legge 9 agosto 2013, n. 98 che prevede, all’art. 33, che all’interessato non siano imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori od agli Uffici della Pubblica Amministrazione, e che egli possa dimostrare il possesso dei requisiti con ogni altra idonea documentazione. Insomma non è che se compi 18 anni, il comune o lo stato ti contatta e ti dice: vieni che da oggi sei cittadino italiano. Ma ti devi sbattere te per ottenerla. Quando non sei Luis Suárez, ma il figlio di genitori che sono venuti in Italia e hanno scelto di offrirti la possibilità di vivere in un altro Paese, quindi decidete che vuoi restare qui e diventare cittadino italiano non è che la vita ti è molto facile. Anzi ti devi munire della seguente documentazione da allegare alla domanda di cittadinanza per residenza. Attenzione non va trascurato nulla. Ecco i documenti necessari: Marca da bollo da 16 euro; Atto di nascita (tradotto e legalizzato). L’estratto dell’atto di nascita deve contenere tutte le generalità del richiedente; Certificato penale del Paese di origine (tradotto e legalizzato) ed eventualmente di altri Paesi ove ha soggiornato; Fotocopia del passaporto o della carta di identità Fotocopia del permesso di soggiorno Certificato di residenza storico (la discontinuità di residenza è uno dei motivi per cui vengono spesso respinte le domande).   Autocertificazioni stato di famiglia attuale Dichiarazione redditi: Modello CU, Unico e modello 730 degli ultimi 3 anni (in caso di impossibilità o insufficienza dei redditi degli ultimi tre anni, sarà possibile integrare, eventualmente, con il reddito di altri familiari conviventi). Attestato di conoscenza della lingua italiana a livello non inferiore a B1, rilasciata da un istituto scolastico pubblico o parificato o da un ente certificatore (non necessario solo per i titolari di permesso di soggiorno UE di lungo periodo o per chi abbia sottoscritto un accordi di integrazione). Copia del versamento del contributo di euro 250,00 (sul c/c n.809020 intestato a: Ministero Interno D.L.C.I. cittadinanza – con la causale: cittadinanza – contributo di cui all’art. 1 co. 12, legge 15 luglio 2009 n. 94.) Se come tutto questo non basta. Infatti, è una vergogna se si pensa che, all’atto della presentazione della richiesta di cittadinanza vengono richiesti giusto 250 euro, soldi che dovrebbero servire per snellire le procedure burocratiche e velocizzare i tempi. Adesso uno dovrebbe potere stare tranquillo, no perché potrebbe vedersi rifiutare la richiesta di cittadinanza e si deve munire di un avvocato oppure aspettare un pochino e riprovare da capo l’iter. Sperando di nuovo che in 2 anni di attesa non escano fuori altri casini.  Quindi io capisco benissimo quando dalle intercettazioni per l’indagine in atto parlando del calciatore e del suo test abbiano detto: “Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”. In soldoni se ha i soldi e uno stipendio da 10 milioni a stagione, ti offrono il livello B1 e ti accolgono a bracia aperte, altrimenti sei semplicemente un immigrato e un coglione. Insomma quando non sei Luis Suárez, puoi giocare a calcio in Spagna o in giro per l’Europa e puoi chiedere la cittadinanza italiana, facendo lezioni in remoto e un test per il livello B1, senza problemi. Almeno questo è quello che doveva succedere, visto che la Guardia di Finanza ha iniziato ad indagare, acquisendo la documentazione e tutto quello che sta dietro a questa truffa.  Attenzione io non sto attaccando oppure criticando Luis Suárez, ma gli enti e le istituzioni che hanno

The Social Dilemma, la non recensione

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Ho guardato The Social Dilemma e devo dire che già dopo 3 minuti e 35 secondi ho capito che cosa voleva dire il regista e ideatore Jeff Orlowski. Era da un bel pò che non mi capitava una cosa del genere, cioè dopo neanche 5 minuti di scoprire chi è l’assassino. Sostanzialmente ho perso un’ora e trenta minuti per vedere l’ovvio, questo perché volevo vedere e capire perché alcuni dei miei contatti citavano con così tanta foga pezzi di questo documentario, perché lanciavano conversazioni e soprattutto lodavano The Social Dilemma. Mentre guardavo il documentario The Social Dilemma, mi è venuto in mente in diversi passaggi quella volta che ad un evento, dove c’erano diverse persone e ad un certo punto uno dei relatori disse “che i pop-up pubblicitari sono roba vecchia, non pagano e allontanano i lettori” e tutti ad applaudirono felici di aver sentito questa ovvietà. L’unico che non ha applaudito è il sottoscritto, che prese la porta ed usci dalla sala. Insomma il regista e ideatore Jeff Orlowski in The Social Dilemma ha raccolto un sacco di ovvietà, le ha condite con un pochino di sale e pepe ed ecco qui il super documentario che aprirà gli occhi. Attenzione! Ovvietà per il sottoscritto e per coloro che lavorano per davvero all’interno del mondo della tecnologia, dell’informazione, della divulgazione e dell’informatica in generale. Sicuramente per una persona poco avvezza e che trascorre gran parte della sua vita davanti a dei dispositivi tecnologici, da The Social Dilemma di Jeff Orlowski troverà un sacco di spunti interessanti. Tipo che le fake news viaggiano e vengono condivise 6 volte più velocemente sui social come Twitter e Facebook, rispetto alle notizie veritiere o che comunque hanno una valida conferma. Adesso ritorniamo alla mia riflessione. Dopo aver perso 1 ore e 34 minuti della mia vita per vedere il documentario The Social Dilemma, devo dire che tutti coloro che potrei definire “colleghi” farebbero bene a non citare e usare la creazione di Jeff Orlewski nelle chiacchierate con me. Questo perché non direbbero nulla di nuovo, farebbero una brutta figura e soprattutto darebbero dimostrazione di non conoscere gli strumenti che stanno utilizzando tutti i giorni. Aggiungo una di quelle cose che spesso dico ai miei amici e colleghi con cui collaboro, che non vi venga in mente di fare il nome dell’Intelligenza Artificiale e della Blockchain in vanno ma soprattutto quando io sono intorno a voi. Questo perché potrei offendervi pubblicamente e potresti perdere credibilità. Insomma da una parte complimenti a Jeff Orlowski per The Social Dilemma, ma forse per la prossima volta è meglio se continui con documentari come Chasing Ice e Chasing Coral, visto che quelli sono veramente molto più interessanti come argomento. Poi per carità se vuole continuare la serie, poteri consigliarli di prendere delle persone che eventualmente danno delle soluzioni oppure andare ad analizzare quale dovrebbe essere la soluzione e non lasciare il tutto nei 5 minuti finali. Per me The Social Dilemma è stato una mega delusione, sarà che nelle oltre 3000 note vocali su Telegram con alcuni colleghi e professionisti tutto quello che è stato detto nel documentario lo dico da almeno un 5 o 6 anni a questa parte. Sarà che sono influenzato dal fatto che non mi sono soffermato nel conoscere la tecnologia e l’informatica così in modo leggero, ma sono andato nelle loro profondità. Però sta di fatto che non c’è nulla di nuovo sotto il sole e non c’è nulla che non conoscevo oppure che racconto in giro per gli eventi. Se volete consigliare The Social Dilemma, fattelo con chi butta la propria giornata sui social, chi cerca a tutti i costi i consessi via social e chi se non vede i like o i commenti sotto i suoi post, diventa triste forte. Bene adesso vi invito a dirmi la vostra nei commenti qui sotto. Dai apriamo un dibattito su questo documentario e il mondo del lavoro in cui operiamo. Come al solito ti aspetto nei commenti qui sotto oppure nel mio canale Telegram. Invece se consideri che questi suggerimenti e questo post ti hanno salva la vita, ma soprattutto fatto risparmiare dei soldi, puoi offrire una birra media o un caffè qui.