Mese: Dicembre 2020

I social non sono Second Life

i social network

I social non sono Second Life! Questa è la frase che vorrei stampare su tutti i muri reali o virtuali. In questi 12 mesi, visto il periodo storico e vista la situazione generata dalla pandemia di Covid-19, ho avuto molto più tempo da dedicare ai social e ai loro meccanismi. Mentre, nel pochissimo tempo a disposizione fuori casa, ho cercato di godermi i momenti e allo stesso tempo cercare di capire le persone. Ho “sprecato” tutto questo tempo, con lo scopo di capire qualcosa in più sugli utilizzatori dei social network, indipendentemente dal sesso, religione, credo politico, tifo sportivo, età e chi più ne ha più ne metta. Non solo volevo capire se effettivamente le persone fossero coscienti del fatto che i social non sono Second Life. Per chi non fosse a conoscenza di Second Life e non sapesse di che cosa si tratta, ecco una piccola spiegazione. Second Life è un mondo virtuale online, sviluppato e di proprietà dell’azienda Linden Lab. Per molti, il gioco Second Life non è altro che uno dei tanti giochi di ruolo online, multiplayer di massa. Mentre per la società Linden Lab non è un gioco: “Non c’è conflitto fabbricato, nessun obiettivo prefissato”. Dal lontano 23 Giugno 2003 ad oggi sono passati 17 anni e in tutto questo periodo questo mondo virtuale si è evoluto, tanto da ricevere ancora aggiornamenti e supporto da parte della società Linden Lab che continua a credere nella sua creatura. In poche semplici parole, entrando in Second Life tu ufficialmente non giochi, ma passi del tempo trasformando il tuo avatar in quello che sei o meglio che vorresti essere. Quindi qualsiasi azione fai oggi, avrà poi una conseguenza nel futuro prossimo. Però ad un certo punto puoi decidere di chiudere il tutto e nessuno si chiederà che fine hai fatto e perché di questa scelta. Però essendo un gioco, forse nessuno si chiederà dove sei sparito, se non qualche amico che conosci nella vita reale e ha scelto di interagire con te. Adesso che conosciamo un pochino Second Life, andiamo a vedere insieme perché del titolo dato a questo post riflessione e quello che ho notato in questi mesi. Insomma i social non sono Second Life, perché i social network o meglio una rete sociale, non sono altro che un qualsiasi gruppo di individui connessi tra loro da diversi legami sociali. Quindi alla base di queste piattaforme ci sono degli esseri umani con i loro legami ad altre persone che vanno dalla semplice conoscenza casuale o semi casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari e sociali. Inoltre, c’è da dire che da sempre le reti sociali sono state usate come base di studi interculturali in sociologia, in antropologia e anche in etologia (no non è la scienza che si base sugli etti di pasta o di affettati che una persona può mangiare a colazione, pranzo o cena). Questi studi e approcci furono formalizzati matematicamente negli anni ’50 e le teorie, ma anche i metodi dei social network divennero pervasivi nelle scienze sociali e comportamentali negli anni ’80. Non vi metto i nomi di tutti coloro che hanno teorizzato oppure hanno realizzato sociogrammi come questo qui sotto, perché non vorrei annoiarvi con nomi che in alcuni casi neanche io me li ricordo. Però è importante partire da questi due sociogrammi, per poter sviluppare il ragionamento finale: A questo punto, vorrei tradurvi questo ultimo schema o meglio il sociogramma qui sopra che potrebbe sembrare caotico oppure incomprensibile, in qualcosa di più facile comprensione. Quindi vi riposto questo sociogramma leggermente più colorato: Facciamo questo “gioco”: dove l’hai visto? Adesso, se prendete i sociogrammi di Moreno, che sicuramente non dicono nulla di comprensibile ai più e andiamo a combinarli a questo quest’ultimo sociogramma un pochino più “disegnato” e dettagliato, visto che abbiamo le icone rappresentative degli esseri umani, sicuramente all’interno del vostro cervello scatta questa domanda: dove l’ho vista una cosa del genere? Per dare una risposta, basta chiudere gli occhi e pensare dove avete visto una cosa analoga, sicuramente ad un certo punto vi si illuminerà una lampadina sopra la testa che vi farà esclamare: Facebook. Si per anni avete visto e toccato con mano il sociogramma stilizzato e realizzato dai web designer di Facebook per la Home Page del proprio portale: Insomma tutte queste immagini mi sono servite per farvi capire il perché i social network non possono essere paragonati ad un mondo virtuale come Second Life, dove se sbagli nelle tue scelte l’unica conseguenza che puoi avere è un danno che si può tradurre in una perdita di tempo ed in una incazzatura se il tuo avatar muore. Non solo, queste immagini e questa introduzione mi se servita per poter proseguire nella mia riflessione. Quindi partendo da quello che è il concetto di social network (rete sociale) e quelli che sono i legami sociali di ognuno di noi, dobbiamo iniziare a riflettere sul fatto che nel momento in cui decidiamo di passare dalla teoria e dagli schemi alla registrazione ad una piattaforma, noi non facciamo altro che mettere noi stessi in una vetrina. Vetrina all’interno della quale sono presenti tantissime altre persone che inizialmente conosciamo per legami diretti, quindi famigliari dal primissimo grado all’ultimissimo grado, compagni di scuola, colleghi e così via. Inoltre, all’interno di questa vetrina abbiamo la possibilità poi di creare nuovi legami partendo da questi primi legami base. Perché lo facciamo? Lo facciamo perché siamo alla ricerca di nuovi collegamenti sociali. D’altronde la forza dell’essere umano è sempre stato il branco ed è per questo che oggi l’uomo viene visto come la razza del regno animale predominante su tutte le altre. Questo significa che per indole siamo portati a socializzare, quindi anche se tra gli essere umani ci sono persone timide o associali,  “sfortunatamente” in loro scatterà l’autoconservazione che li porterà volenti o nolenti a collegarsi ad altri. Per questo questo motivo, anche quando siamo arrabbiati oppure stanchi di una determinata piattaforma di socializzazione, comunque continuiamo ad utilizzarla, magari di meno oppure cambiandola, ma continuiamo