Mese: Marzo 2022

Social Media Marketing: come una guerra può influenzare questo mercato?

social media marketing

Questo articolo è principalmente indirizzato ai Social Media Manager, indipendentemente se sei uno specialist oppure uno alle prime armi e alle aziende che decidono di adottare una strategia di Social Media Marketing. Il motivo di questo post è semplice da intuire ed è collegato a quello che è successo nel mondo dal mese di Ottobre 2021 ad oggi. Anzi per dire la verità, questo mercato è stato particolarmente colpito sin dagli inizi del 2020 con l’inizio della pandemia. Se in due anni di pandemia, siamo riusciti in un modo o nell’altro di capire che cosa ci si poteva aspettare dal futuro e alcune cose sono cambiate. Durante una guerra, operare nel mondo del social media marketing sicuramente non è una delle primissime cose a cui pensare e sicuramente non è uno dei problemi che un professionista o un’azienda mette al primo posto. Allo stesso tempo, è vero che tutte le attività intorno al social media marketing continuano in qualche modo a funzionare ed esistere nel bene o nel male. Quindi quello che vorrei fare con questo post è provare a dare una risposta a cosa fare e come prepararsi per il futuro in questo ambito. Cosa accadrà domani non lo so. Però partiamo a questo. Social Media Marketing, come comunicare in tempo di pandemia? Cosa fa il social media manager quando sparisce un intero ecosistema? Cosa fa il social media manager quando c’è la guerra? Che cosa fare in questi casi? Conclusione

La prima guerra social della storia

girls with signs on protest against russian war on ukraine

C’è sempre una prima volta nella storia La prima guerra social Se da una parte, nell’ultimo ventennio abbiamo avuto per la prima volta uno spostamento dei politici dalla vita reale a quella social, ecco che per la prima volta nell’ultimo ventennio abbiamo la prima guerra social.  Si perché quello che vediamo oggi, cioè il blitzkrieg della Russi nei confronti dell’Ucraina è la prima guerra social della storia. Lo so che suona come una follia, lo so che può essere l’affermazione di un pazzo alla ricerca di attenzione, ma la realtà è questa. Non siamo davanti solo ad una guerra combattuta sul campo e allo stesso tempo ad una guerra combattuta digitalmente a suon di righe di codice, frequenze disturbate, etc. Per la prima volta la guerra si combatte sui social. Dal 24 Febbraio ad oggi, non c’è un social che non sia stato coinvolto. Se su Facebook, Instagram, TikTok e Linkedin spesso i contenuti sono stati molto leggeri, su Twitter e Telegram c’è stata e c’è una battaglia che vede coinvolte entrambe le parti, profili e canali, ma anche gruppi, che postando notizie, filmati, aggiornamenti 24 ore su 24. Abbiamo visto che effettivamente Twitter ha funzionato, quando il Ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina Mykhailo Fedorov, ha scritto a Elon Musk chiedendogli delle stazioni Starlink. Quest’ultimo ha risposto e ha mantenuto la promessa. Infatti è lo stesso Fedorov che via Twitter e Telegram conferma che la prima consegna è arrivata. Quante c’erano e quante arriveranno non si sa, così come non ci è ancora dato sapere se il servizio sarà gratuito e tutto quello che ne concerne. Non solo su Twitter e Telegram si sono mobilizzate diverse persone influenti ucraine e non che si trovano sul territorio dell’Ucraina, realizzando canali o profili verificati in cui vengono pubblicati decine di tweet e post, che offrono un aggiornamento costante e molte notizie. Si va dai tweet e post che esortano continuamente le persone alla fiducia, alla vittoria, alla resistenza, o vengono chiesti aiuti economici. Vengono mostrati video di civili, fra cui ragazzi e ragazze giovanissimi, che preparano le molotov, le barriere e tutto l’occorrente per “accogliere” i russi. Tutto questo ha generato un interesse talmente forte, da scomodare le star mondiali e allo stesso tempo gli stessi russi che in molti casi non sapevano neanche di essere il paese che aveva invaso un proprio vicino.  Allo stesso tempo, dall’altra parte, esistono diversi profili Twitter e canali Telegram, che raccontano la storia dalla parte russa e con i loro occhi. Quindi, non troviamo leader politici o militari che chiedono aiuto, ma lanciano minacce, mostrano dati, video e foto delle città messe in ginocchio, di cittadini che sono felici di vederli arrivare.  Quindi oggi abbiamo la prima guerra nella storia dell’umanità ibrida. Dove non si combatte più nel modo “classico”, ma viene fatto a 360°, portando le persone dentro all’azione e coinvolgendo le persone anche se queste non sono direttamente coinvolte. Portando le persone a mobilitarsi poi a livello internazionale. Non l’avrei mai detto, però mi tocca farlo, perché effettivamente hanno ragione coloro che si chiedono: “Dove eravate nel 2014 quando ci fu la Guerra del Donbass?”La risposta è: eravamo dove siamo adesso, seduti a casa nostra, nei nostri uffici e stavamo facendo la nostra vita quotidiana, perché nel 2014 le guerre si combattevano nel modo “classico”. Lo so che è un’affermazione brutta quella appena scritta dal sottoscritto, ma è così. Noi nell’ultimo ventennio abbiamo avuto delle guerre classiche, che venivano combattute principalmente sul campo da X migliaia di persone. Con la guerra tra la Russia e Ucraina oggi abbiamo uno strappo alle regole e siamo davanti ad una guerra ibrida, dove tutti sono coinvolti in modo diretto o indiretto.  La guerra digitale Nel suo canale Telegram, il ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina Mykhailo Fedorov, ha anticipato l’arrivo del progetto: Invia Putin a Giove. “100 milioni di cittadini della Terra possono inviare l’unico cattivo su Giove. Perché Giove? È un gigante gassoso e il pianeta più grande del sistema solare. La campagna aiuterà a coinvolgere e unire tutti nel mondo contro il sanguinario dittatore. I fondi raccolti andranno all’esercito e il ripristino delle infrastrutture distrutte dell’Ucraina”Questo è il messaggio con cui viene presentato questo progetto Quindi oltre alla guerra digitale, quella a suon di righe di codice, di siti non più accessibili oppure rallentati. Questa guerra ibrida vedono coinvolte diverse realtà digitali e professionisti che scelgono di schierarsi da una parte e dall’altra, offrendo supporto per la gestione dei profili social, realizzazione di siti, realizzazione di bot e sistemi di comunicazione alternativi a quelli classici.  Perché per esempio tutti gli operatori mobile hanno scelto di togliere il roaming e la possibilità di utilizzare la rete mobile a tutti coloro che non hanno un numero ucraino. Cosa stanno facendo le piattaforme social? Una guerra social e non solo Conclusione Siamo giunti alla fine di questo post e di questa riflessione. Adesso la palla passa a te lettore e lettrice, puoi commentare qui sotto, condividere questo posto oppure ti puoi iscrivere al mio canale Telegram. Poi se consideri interessanti questo tipo di riflessioni e di informazioni puoi offrire una birra media o un caffè qui.