La prima guerra social della storia

girls with signs on protest against russian war on ukraine

Sono due giorni che penso e provo a scrivere questo post. Spero di non disturbare la sensibilità di nessuno, perché all’interno di questo progetto personale e quello che doverebbe essere il mio curriculum vitae, viene “sporcato” da una riflessione come questa. 

Però dall’altra parte sono Flavius Florin Harabor, me ne frego abbastanza di quello che dicono di altri, soprattutto quando le critiche sono poco costruttive, ma hanno lo scopo di fare del male. 

Quindi a te lettore e lettrice, ti chiedo di leggere quanto segue, fatti una tua opinione e se pensi che puoi contribuire alla discussione in modo educato puoi lasciare il tuo commento, altrimenti la tua opinione te la puoi tenere sulla punta delle dita ed esprimerla sui tuoi social o i siti di quelli che la vedono come te.

C’è sempre una prima volta nella storia

Da quando esiste la vita sulla Terra, questa sfera che tanto sferica non è, c’è sempre stata una prima volta nella storia che qualcosa ha rotto i meccanismi classici già rodati. Potrei farvi diversi esempi, ma se come le persone hanno la memoria corta e hanno l’abitudine di dimenticare le cose, mi soffermo a qualcosa di “molto recente”. 

Sto parlando dell’elezione del 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Sto parlando di Barack Obama, che il 10 febbraio 2007 annunciò ufficialmente la propria candidatura alle successive consultazioni presidenziali. Da quel momento in poi le regole del gioco per diventare presidente degli Stati Uniti d’America sono cambiate e sono state stravolte. Perché Obama, fu il primo che scelse di introdurre nella sua comunicazione per la candidatura che l’ha portato all’elezione come il primo presidente Afroamericano, i social network.

Questa scelta fu il La che ha portato poi negli anni la politica ad essere meno sciale e più social. Abbiamo visto dal 2007 ad oggi tutta un escalation di politici che sono corsi ad affollare i social.

Pure noi in casa abbiamo avuto e probabilmente esiste ancora “la bestia”. Il sistema a cui è stato attribuito il merito del successo sui social network di Matteo Salvini e non solo sui social, considerando che è diventato Ministro degli Interni, Vicepresidente del Consiglio e ha portato il suo partito ad ottenere dei risultati politici impensabili.

Sicuramente nel tempo queste due esempi che oggi ormai sono rodati verranno “abbandonati” e saranno sostituiti da qualcos’altro che verrà indicato come la prima volta nella storia.

La prima guerra social

Se da una parte, nell’ultimo ventennio abbiamo avuto per la prima volta uno spostamento dei politici dalla vita reale a quella social, ecco che per la prima volta nell’ultimo ventennio abbiamo la prima guerra social. 

Si perché quello che vediamo oggi, cioè il blitzkrieg della Russi nei confronti dell’Ucraina è la prima guerra social della storia.

Lo so che suona come una follia, lo so che può essere l’affermazione di un pazzo alla ricerca di attenzione, ma la realtà è questa. Non siamo davanti solo ad una guerra combattuta sul campo e allo stesso tempo ad una guerra combattuta digitalmente a suon di righe di codice, frequenze disturbate, etc.

Per la prima volta la guerra si combatte sui social. Dal 24 Febbraio ad oggi, non c’è un social che non sia stato coinvolto. Se su Facebook, Instagram, TikTok e Linkedin spesso i contenuti sono stati molto leggeri, su Twitter e Telegram c’è stata e c’è una battaglia che vede coinvolte entrambe le parti, profili e canali, ma anche gruppi, che postando notizie, filmati, aggiornamenti 24 ore su 24.

Abbiamo visto che effettivamente Twitter ha funzionato, quando il Ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina Mykhailo Fedorov, ha scritto a Elon Musk chiedendogli delle stazioni Starlink. Quest’ultimo ha risposto e ha mantenuto la promessa. Infatti è lo stesso Fedorov che via Twitter e Telegram conferma che la prima consegna è arrivata. Quante c’erano e quante arriveranno non si sa, così come non ci è ancora dato sapere se il servizio sarà gratuito e tutto quello che ne concerne.

Non solo su Twitter e Telegram si sono mobilizzate diverse persone influenti ucraine e non che si trovano sul territorio dell’Ucraina, realizzando canali o profili verificati in cui vengono pubblicati decine di tweet e post, che offrono un aggiornamento costante e molte notizie. Si va dai tweet e post che esortano continuamente le persone alla fiducia, alla vittoria, alla resistenza, o vengono chiesti aiuti economici. Vengono mostrati video di civili, fra cui ragazzi e ragazze giovanissimi, che preparano le molotov, le barriere e tutto l’occorrente per “accogliere” i russi.

Tutto questo ha generato un interesse talmente forte, da scomodare le star mondiali e allo stesso tempo gli stessi russi che in molti casi non sapevano neanche di essere il paese che aveva invaso un proprio vicino. 

Allo stesso tempo, dall’altra parte, esistono diversi profili Twitter e canali Telegram, che raccontano la storia dalla parte russa e con i loro occhi. Quindi, non troviamo leader politici o militari che chiedono aiuto, ma lanciano minacce, mostrano dati, video e foto delle città messe in ginocchio, di cittadini che sono felici di vederli arrivare. 

Quindi oggi abbiamo la prima guerra nella storia dell’umanità ibrida. Dove non si combatte più nel modo “classico”, ma viene fatto a 360°, portando le persone dentro all’azione e coinvolgendo le persone anche se queste non sono direttamente coinvolte. Portando le persone a mobilitarsi poi a livello internazionale.

Non l’avrei mai detto, però mi tocca farlo, perché effettivamente hanno ragione coloro che si chiedono: “Dove eravate nel 2014 quando ci fu la Guerra del Donbass?”
La risposta è: eravamo dove siamo adesso, seduti a casa nostra, nei nostri uffici e stavamo facendo la nostra vita quotidiana, perché nel 2014 le guerre si combattevano nel modo “classico”. Lo so che è un’affermazione brutta quella appena scritta dal sottoscritto, ma è così.

Noi nell’ultimo ventennio abbiamo avuto delle guerre classiche, che venivano combattute principalmente sul campo da X migliaia di persone. Con la guerra tra la Russia e Ucraina oggi abbiamo uno strappo alle regole e siamo davanti ad una guerra ibrida, dove tutti sono coinvolti in modo diretto o indiretto. 

La guerra digitale

Nel suo canale Telegram, il ministro della Trasformazione digitale dell’Ucraina Mykhailo Fedorov, ha anticipato l’arrivo del progetto: Invia Putin a Giove.

“100 milioni di cittadini della Terra possono inviare l’unico cattivo su Giove. Perché Giove? È un gigante gassoso e il pianeta più grande del sistema solare.

La campagna aiuterà a coinvolgere e unire tutti nel mondo contro il sanguinario dittatore. I fondi raccolti andranno all’esercito e il ripristino delle infrastrutture distrutte dell’Ucraina”
Questo è il messaggio con cui viene presentato questo progetto

invia Putin su Giove

Quindi oltre alla guerra digitale, quella a suon di righe di codice, di siti non più accessibili oppure rallentati. Questa guerra ibrida vedono coinvolte diverse realtà digitali e professionisti che scelgono di schierarsi da una parte e dall’altra, offrendo supporto per la gestione dei profili social, realizzazione di siti, realizzazione di bot e sistemi di comunicazione alternativi a quelli classici. 

Perché per esempio tutti gli operatori mobile hanno scelto di togliere il roaming e la possibilità di utilizzare la rete mobile a tutti coloro che non hanno un numero ucraino.

Cosa stanno facendo le piattaforme social?

Giustamente a questo punto, uno si chiede che cosa stanno facendo le piattaforme social per aiutare il mondo a capire che cosa sta succedendo? 
Ufficialmente niente. 

A conferma di questo, abbiamo Pavel Durov, che qualche giorno fa aveva quasi preso la decisione di sospendere la possibilità a tutti gli ucraini e russi di utilizzare principalmente i Canali Telegram. Perché lo stesso Pavel Durov ha ammesso che sono nella difficoltà di gestire la marea di dati e di contenuti che vengono pubblicati nei canali Telegram, e l’impossibilità di fare un fact checking degli eventi

Questo non vale solo per Telegram, ma anche per Twitter, YouTube, Facebook, Linkedin, Instagram e TikTok.
Per esempio la società Meta ha preso la decisione di contrassegnare tutte le pagine e account Instagram ufficiali del governo russo e dei mass media russi con la voce: Contenuti multimediali controllati dal seguente stato: Russia.

A loro si unisce YouTube che ha bloccato i canali russi RT e Sputnik in tutta Europa, compresso Sputnik France. Oltre al fatto che YouTube ha bloccato la monetizzazione a tutti quei canali di informazione in lingua russa collegati ai mass media russi.

Google ha temporaneamente disabilitato la funzionalità di traffico in tempo reale in Google Maps in Ucraina e paesi limitrofi, come Moldavia. Inoltre sono state disattivate anche le funzionalità di Google Maps che utilizzano i dati sulla posizione raccolti in anominato dagli smartphone per mostrare l’affollamento delle attività commerciali. 

La spiegazione a questa scelta è molto facile da capire: informazioni come queste potrebbero essere utilizzate per visualizzare la posizione di grandi gruppi di persone.

Una guerra social e non solo

È triste e devo dire che sono molto cruenti le immagini e i video che ho osservato dal 24 Febbraio ad oggi. Bisogna avere uno stomaco molto forte, essere molto razionali e molto logici per poter guardare i contenuti multimediali trasmessi in tempo reale dal fronte. 

Grazie a questi contenuti e ai social, spesso è capitato di vedere persone affrontare il nemico senza armi, semplicemente mettendosi in mezzo alla strada e impedendo loro il passaggio. Rubando i loro mezzo, trasportando i mezzi rubati con il trattore, in alcuni casi offrendo loro anche da mangiare, visto che il blitzkrieg si è trasformato in una guerra casa per casa. Nonostante questo le persone hanno cercato di non perdere la loro umanità, anzi hanno offerto da mangiare agli invasori e legato ai palli, ma anche agli alberi tutti quei sciacalli che hanno ben pensato di rubare dai negozi e dalle case delle persone scapate per paura.

Devo dire che mi ha sorpreso molto vedere offrire da mangiare ai militari presi in ostaggio e offrire loro un telefono per chiamare a casa, mentre per i sciacalli non c’è stata pietà.

Conclusione

Siamo giunti alla fine di questo post e di questa riflessione. Adesso la palla passa a te lettore e lettrice, puoi commentare qui sotto, condividere questo posto oppure ti puoi iscrivere al mio canale Telegram. Poi se consideri interessanti questo tipo di riflessioni e di informazioni puoi offrire una birra media o un caffè qui.

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