Oggi è l’11 novembre 2025. Sono esattamente 10 anni da quando dei “folli” hanno deciso di puntare su un cavallo pazzo come me. Ma se vi raccontassi che questa storia inizia davvero in un laboratorio polveroso con l’odore di fumo, probabilmente non mi credereste. Eppure è andata proprio così.
Tutto è cominciato per caso, come le cose migliori della vita
Avevo 9 anni e mi ritrovai per sbaglio in un piccolo laboratorio di informatica. Non era uno di quei posti fighi che vedi nei film, con computer all’avanguardia e luci al neon. No, era piccolo, polveroso, con alcuni Commodore VIC-20, Commodore PET, un Amiga 500 e alcune macchine per realizzare schede perforate che sembravano reperti archeologici già all’epoca.
C’era questo leggero odore di fumo nell’aria, quel tipo di odore che ti fa pensare che forse qualcuno aveva saldato qualcosa troppo vicino a qualcos’altro. Ma per me, quel giorno, quel laboratorio era pura magia e un futuro che avrei fatto mio. Ricordo ancora la sensazione di quando toccai la prima tastiera. Non capivo nulla di quello che stavo facendo, ma sapevo che volevo capire tutto.
Da quel momento ho capito che la tecnologia sarebbe diventata la mia casa, la mia passione e che con tanto lavoro e sacrificio l’avrei trasformata in lavoro. Ma ero solo un bambino e non potevo immaginare che quel “per caso” avrebbe definito i successivi anni della mia vita.
Quando ero solo un’entità virtuale
Ogni anno che passava, quel mondo fatto di transistor, led, cavi, chip e righe di codice mi affascinava sempre di più. Mi iscrissi al Liceo Scientifico a Venezia, e lì, sui banchi di scuola tra il 2004 e il 2005, creai il mio primo sito web: flaviusso.altervista.org. Non era nulla di che, ma per me era tutto. Era la mia voce sul web.
Poi arrivarono anni strani. Anni in cui ero, come mi piace definirmi, “solo un’entità virtuale”. Sul web ero vivo, attivo, presente. Ma nella vita reale? Parlare in pubblico mi terrorizzava. Parlare con le persone mi metteva a disagio. Era più facile nascondermi dietro uno schermo, comunicare attraverso forum di hacking e forum multiculturali, sperimentare in silenzio.
Ma il web non dorme mai, e nemmeno la mia passione. Mentre nel mondo reale mi sentivo invisibile, online continuavo a crescere, a imparare, a costruire. Arrivò l’università e con essa una nuova ossessione: Android. Mi appassionai a quel sistema operativo mobile che stava rivoluzionando tutto, e decisi di fare quello che sapevo fare meglio, creare qualcosa di nuovo e creare un nuovo progetto che rispecchi il mio modo di fare.
Nel 2011-2012 nacque AndroidOS-Lab.it, il mio primo vero sito di informazione. Non era più solo il mio spazio personale, era qualcosa per gli altri. Una community, perché nel tempo in tanti hanno voluto scrivere e raccontare la loro esperienza con la tecnologia, la programmazione e Android.
Persone che mi leggevano, che commentavano, che chiedevano consigli. Era terrificante e meraviglioso allo stesso tempo.
L’11 novembre 2015: il giorno in cui tutto cambiò
C’è un giorno che non dimenticherò mai. Ero allo SMAU e mi trovavo lì come Press, il mio primo evento in quel ruolo. Avevo il cuore in gola. Ricordo ancora quella sensazione di inadeguatezza, quel chiedermi continuamente “ma cosa ci faccio qui?”.
In quella giornata incontrai i primi “folli”. Quelle persone che, per qualche motivo che ancora oggi fatico a capire, hanno deciso di puntare su di me. Volevano che parlassi di quello che conoscevo: WordPress, SEO e algoritmi.
Tra un caffè e l’altro, una birra e qualche parola, “quei folli” che conoscevo già da qualche anno perché partecipai ad un loro evento, dove vidi per la prima volta quelli che non solo sono stati i miei mentori, ma oggi colleghi e amici.
Ecco, neanche tanto tra le righe, “quei folli” mi hanno chiesto di partecipare qualche settimana dopo ad un evento come professionista che conosceva WordPress e la SEO. A me. All’entità virtuale che aveva paura di parlare con le persone veniva chiesto di fare tale passo.
Non so ancora cosa videro in me quel giorno. Ma qualcosa videro. E io, terrorizzato ma eccitato, dissi di sì.
Da quel famoso 11 novembre non ho più smesso.
Suona retorico, lo so. Ma è la verità. Quel giorno qualcosa si ruppe dentro di me. Non la paura – quella c’è ancora, ogni volta che salgo su un palco. Ma si ruppe quella barriera tra l’entità virtuale e la persona reale. Capii che potevo essere entrambe le cose. Che la mia conoscenza aveva valore anche offline. Che le persone volevano ascoltarmi.

Ho scelto questa foto non a caso, perché i due ragazzi che hanno avuto il coraggio di ascoltarmi e nel farmi le domande a cui cercavano delle risposte sono Alessandro La Rosa e Antonio Puleo. È inutile che vi dica chi sono. Vi dico che 10 anni dopo è una grande soddisfazione averli conosciuti in quella circostanza.
Gennaio 2015: InsiDevCode, quando ho iniziato a condividere davvero
In realtà, qualche mese prima di quel fatidico novembre, era successa un’altra cosa importante. A gennaio 2015 avevo lanciato InsiDevCode.eu. Traduzione letterale “all’interno del codice”. Non era solo un altro blog tech. Per me era qualcosa di diverso.
Era il mio modo di dire: “Ehi, ho passato anni a sbattere la testa contro problemi di codice, a cercare soluzioni, a imparare nel modo più difficile. Perché qualcun altro dovrebbe rifare gli stessi errori?“
InsiDevCode era condivisione pura. Ogni guida che scrivevo era il frutto di notti passate a debuggare, di “maledizione, ma perché non funziona?“, di quel momento magico in cui finalmente capisci. Volevo che gli altri potessero saltare la parte della frustrazione e arrivare direttamente alla comprensione.
Non sapevo ancora che quel progetto sarebbe diventato un punto di riferimento. Non era quello il punto. Il punto era smettere di essere solo un consumatore di conoscenza e diventare anche un creatore, un condivisore (se non vi piace il termine, la mia AI ha detto che va bene comunque).
Il bello è che la mia idea pazza, di mettere in piedi questo progetto era così coinvolgente che riuscii a portare a bordo altri pazzi scatenati, con cui abbiamo trascorso ore di chat e di chiacchierate virtuali (figa facevamo le call e i meet, quando erano solo una roba per super aziende).
Da questo progetto ho imparato tante cose e soprattutto sono nate delle vere e proprie amicizie. Una in particolare è rimasta salda nel tempo ed è quella con Gianmario Deriu. Con lui siamo finiti per partecipare agli WordCamp di Torino, al Droidcon e tantissimi altri eventi. Ancora oggi, se passo per Torino non posso non andare a farli visita o non invitarlo agli eventi in cui faccio da relatore.
Però dai, non vi ammorbo più, passiamo avanti.
Giugno 2017: InsideTelegram, o di come una passione diventa un movimento
Giugno 2017. Ero appena sceso dal palco del Web Marketing Festival di Rimini. Era la mia PRIMA VOLTA come relatore a questo evento a cui in passato avevo partecipato solo come uno dei tanti tra il pubblico.
Avevo parlato di Telegram – di nuovo, sempre Telegram. C’era questa applicazione di messaggistica che tutti sottovalutavano, che tutti confrontavano solo con WhatsApp senza capire le sue vere potenzialità. E io sentivo di dover fare qualcosa. Infatti, ci ho creduto così tanto e voluto fare qualcosa, che Alessandra Ortenzi mi ha dato la possibilità di scrivere un capitolo interno dedicato a Telegram all’interno del suo libro Digital Marketing per lo Sport.
Qualche giorno dopo, quasi d’impulso e dopo aver smaltito il sudore della prima volta al WMF, nacque InsideTelegram. Prima come canale Telegram, ovvio, dove altrimenti? Poi, a settembre, diventò anche un blog e il supergruppo InsideTelegramLab. Ma la cosa più importante fu il motto che scegliemmo fin da subito: “InsideTelegram è il progetto di tutti per tutti”.
Non volevo creare l’ennesimo canale con milioni di follower dove io parlavo e gli altri ascoltavano. No. Volevo creare una community vera, dove le persone potessero imparare, condividere, crescere insieme. Non ho mai puntato ad avere il canale più grande. Perché fare il figo al bar con gli amici per i numeri? Non è mai stato il mio forte.
Mi sono sempre presentato ai potenziali clienti con la mia esperienza, non con screenshot di analytics. E sai una cosa? Questa scelta, che a molti sembrava stupida nel mondo ossessionato dai numeri, si è rivelata la migliore che potessi fare.
Ho considerato che le persone non vanno marchiate, ma bensì vanno aiutate. Non troverai mai hashtag #InsideTelegram forzati nei progetti altrui, non troverai mai il mio logo marchiato a fuoco sui bot della community. Perché? Perché le persone non sono bestiame da marchiare. Sono esseri umani da aiutare.
E sai cosa succede quando aiuti le persone senza aspettarti nulla in cambio? Magari non oggi, neanche domani, ma dopodomani sicuramente si, loro ti ringraziano. Nel modo più bello: con la fiducia, con le opportunità, con il passaparola genuino.
Il mio personale giro d’Italia (e oltre)
Quando ero un bambino sognavo di viaggiare. Sognavo di diventare grande e andare di città in città a raccontare la tecnologia. E lo so che suona come uno di quei sogni assurdi che tutti i bambini hanno e che poi dimenticano crescendo. Ma io non l’ho dimenticato.
In questi 10 anni ho davvero girato l’Italia. Non come turista, ma come narratore di tecnologia. E vi posso dire che alcune città sono diventate parte di me in modo inaspettato.
Trento, Milano e Torino sono casa. Quelle città dove arrivi e sai già dove andare a mangiare, conosci le strade, riconosci i volti. Ogni volta che torno è come rientrare da un viaggio, anche se tecnicamente sto viaggiando.
Roma, Bologna e Rimini sono le mie seconde case. Rimini soprattutto, con il Web Marketing Festival che è diventato un appuntamento fisso, quasi un rituale annuale. Ogni anno torno in queste città, rivedo persone, ne conosco di nuove, respiro quell’aria di innovazione e networking che solo certi eventi sanno creare.
E poi ci sono Napoli e Firenze, le mie terze case. Città dove non ci vado spessissimo, ma quando ci vado sento quel calore particolare, quel senso di familiarità che ti fa sentire a tuo agio.
Ma la cosa più bella? Sono andato anche oltre i confini. Londra, con l’evento #Digitaltoolitalia a Huckletree, ricordo ancora l’emozione di portare la mia esperienza italiana in un contesto internazionale. E l’Albania, un’avventura che mai mi sarei aspettato.
Ogni città visitata ha significato nuovi incontri, nuove storie, nuove lezioni. E sì, anche nuovi treni persi, alberghi sbagliati, presentazioni fatte con il computer che decideva di aggiornarsi proprio 5 minuti prima del talk. Ma sono queste le avventure che ricordi, no?
I numeri che raccontano (ma non sono tutto)
Oggi ho fatto i conti. Letteralmente. Ho tirato fuori tutti i cartellini degli eventi e le email di conferma. E vi dico cosa è venuto fuori da questi 10 anni:
- 45 cartellini di eventi in cui sono stato invitato a parlare. E pensare che la maledetta pandemia me ne ha tolti alcuni! Ogni cartellino rappresenta una storia: la prima volta nervoso che facevo cadere il microfono, quella volta che il proiettore ha deciso di non funzionare, quel pubblico che alla fine mi ha fatto una standing ovation inaspettata.
- 6 eventi come organizzatore. Perché a un certo punto non bastava più essere dall’altra parte, volevo capire cosa significa creare quell’esperienza per gli altri. E vi assicuro che organizzare è dieci volte più stressante che parlare.
- 2 eventi organizzati da me da zero. Quelli dove ogni decisione, ogni problema, ogni successo era completamente mio. Un’adrenalina che non si può descrivere.
- 5 capitoli scritti in 5 libri diversi. Ogni volta che mi chiedevano di contribuire a un libro mi sentivo onorato e terrorizzato allo stesso tempo. “La mia conoscenza vale così tanto da finire stampata su carta?”
- 3 e-book pubblicati. Più agili, più veloci, ma comunque miei.
E poi c’è lui: 1 libro tutto mio. “Telegram – Manuale pratico operativo per aziende, liberi professionisti, PMI“, edito da Dario Flaccovio Editore nel 2024. Quando ho tenuto la prima copia in mano appena arrivato a casa, ho pensato: “Quel bambino di 9 anni non ci avrebbe mai creduto“.
Sono anche nel direttivo dell’associazione Digital for Children. Perché se la tecnologia mi ha dato tanto, il minimo che posso fare è assicurarmi che i bambini e i ragazzi di oggi possano avere le stesse opportunità che ho avuto io.
E poi ci sono le menzioni. Nova 100 sul Il Sole 24 Ore, dove Gloria Chiocci mi ha intervistato. Wired Italia. Podcast, interviste, articoli. Ogni volta che qualcuno scrive di me o mi invita a parlare, mi fermo un attimo e mi chiedo ancora: “Ma cosa ci vedono in me?“
I viaggi che mi hanno cambiato nel tempo
Ogni viaggio e ogni palco ha una storia. Ogni evento è stato un pezzo del puzzle che mi ha portato qui.
SMAU Milano è stato dove tutto è iniziato nel 2015. E ci sono tornato, ancora e ancora. Ogni volta che salivo su quel palco era come tornare a casa, ma con più esperienza e meno paura. Ho parlato di Telegram for Business quando ancora la gente mi guardava storto chiedendo “ma perché non WhatsApp?“. Ho parlato di WordPress, di innovazione digitale, di tutto quello che volevo condividere.
Il Web Marketing Festival di Rimini è diventato il mio appuntamento annuale dal 2017. Ricordo ancora la prima volta: avevo il cuore che batteva così forte che pensavo si sentisse anche in ultima fila. Non trovo la foto dopo aver finito di parlare, in cui ero più sudato di maratoneta. Parlavo di Telegram, ovviamente. E alla fine del talk, quando le persone hanno iniziato a farmi domande, a chiedermi consigli, ho capito che forse stavo facendo qualcosa di giusto.
Nel 2024, andando al WMF che si era trasferito a Bologna da Rimini, mi sono presentato con una piccola novità: il mio libro. Giustamente presentazione e sessione di firmacopie. Ancora adesso faccio fatica a crederci.
Il Joomla! Festival del 2016 è stato particolare. Non ero solo relatore, ero uno degli organizzatori. Ho seguito il progetto Web Advisor. Ho capito cosa significa stare dall’altra parte, gestire le mille cose che vanno gestite, risolvere i problemi che emergono all’ultimo minuto. È stato stressante e bellissimo.
E poi c’è stato il Social Media Week di Roma, dove ho parlato di “Telegram vs WhatsApp for Business”. Era un confronto che volevo fare da tempo, spiegare perché non sono la stessa cosa, perché per il business Telegram ha potenzialità che WhatsApp non può offrire.
Ogni talk, ogni presentazione, mi dicevo sempre la stessa cosa: “Cerca di non dire cazzate in pubblico, o almeno non più grosse di quelle che si leggono in giro“. Era ed è ancora oggi il mio mantra. La mia responsabilità verso chi mi ascoltava.
L’expertise: molto più di Telegram
Sebbene Telegram sia diventato il suo “cavallo di battaglia”, il sottoscritto Flavius Florin Harabor è molto più di un Telegram expert. Sono e resterò uno sviluppatore web completo con esperienza in decine di linguaggi di programmazione, ho sviluppato applicativi per Arduino, per Ubuntu Touch, per Android e iOS.
La mia competenza spazia da WordPress (sviluppo, sicurezza e ottimizzazione) alla SEO, dal web marketing strategico allo sviluppo di bot e automazioni. Ho lavorato e lavoro per grandissime aziende, per PMI e per startup, accumulando un’esperienza trasversale che pochi professionisti possono vantare. Modestamente parlando e restando con i piedi per terra.
Questa versatilità è uno dei miei punti di forza. Non sono mai stato e non ho voluto essere uno specialista chiuso nel suo ambito, ma un professionista capace di vedere il quadro generale, di capire come le diverse tecnologie si integrano, di trovare la soluzione migliore per ogni specifico problema aziendale. Uscendo dagli schemi classici “Coca-Cola ha fatto questo… Allora dobbiamo farlo pure noi”, “Perché non facciamo cosa fa la Barilla? Se lo fanno loro possiamo farlo anche noi”, “KLM ha il suo bot su Messenger… Figo allora dobbiamo farlo pure noi”, etc.
Sono sempre stato contrario nell’utilizzare come esempio le grandissime aziende nelle mie consulenze. Ho sempre cercato di capire quelle che erano le esigenze del libero professionista, della startup o della PMI che si è rivolta a me.
I progetti: dalla visione alla realtà
2004-2005: Flaviusso.altervista.org – Il primo sito, nato sui banchi del liceo. L’inizio di tutto. Un sito semplice, magari anche ingenuo, ma che rappresentava il primo passo di un viaggio che sarebbe durato 20 anni.
2011-2012: AndroidOS-Lab.it – Il primo sito di informazione su Android e il mondo mobile. Il passaggio da hobbista a creatore di contenuti per una community. Qui ho imparato cosa significa gestire un sito di informazione, rispondere a una audience, essere costante nella pubblicazione. Giocare e sperimentare man mano che la SEO si evolveva.
Gennaio 2015: InsiDevCode.eu – Il portale dedicato al mondo dello sviluppo e della tecnologia. Guide, tutorial e condivisione della conoscenza. Un progetto che continua ancora oggi e che rappresenta l’anima didattica.
Giugno 2017: InsideTelegram.eu – Vorrei definirlo come “il progetto che mi ha reso celebre”, ma è troppo grande come affermazione. Oggi è il blog, canale e community dedicate a Telegram che più mi soddisfa. Un progetto nato dalla passione e diventato punto di riferimento per chiunque voglia capire davvero Telegram.
InsideBind.eu – Il raccoglitore di risorse Telegram: bot, gruppi e canali. Un progetto di servizio alla community, senza secondi fini, solo per rendere più facile trovare le risorse giuste su Telegram.
2088.it – Il sito personale che racconta chi sono, cosa ho fatto in oltre 20 anni di onorato servizio sul web. Un auto-regalo per i miei 30 anni, il modo di mettere nero su bianco un percorso che considero straordinario se penso le parole poco lodevoli ricevute.
Vorrei continuare la lista e parlarvi di tutti quei blog dedicati al mondo GNU/Linux, di quella famosa WebTV che in tanti hanno visitato, soprattutto quando i canali RAI non potevano essere visti da chi non usava un computer con sistema operativo Windows. Vorrei raccontarvi dei plugin realizzati e mai resi pubblici, con alcuni sto recuperando e pian piano stanno finendo su GitHub.
La filosofia: aiutare, non marchiare
Una delle caratteristiche più belle del mio percorso di crescita personale e professionale la mia filosofia di lavoro. Non ho mai puntato sui grandi numeri per fare colpo, non ho mai “marchiato il territorio” con hashtag o inserimenti forzati del mio brand nei progetti altrui. Anzi, mi sono sempre accontentato di sapere che io ci sono stato e il mio contributo sia stato ben accetto.
Ripeto, ho considerato che le persone non vanno marchiate, ma bensì le persone vanno aiutate. Non vi preoccupate, anche senza marchiare, le persone poi sapranno ringraziarvi. Magari non oggi e neanche domani, però dopodomani sicuramente si.
Questa visione a lungo termine, basata sul valore reale offerto alle persone, è ciò che ha costruito la mia reputazione nel settore. Non ho cercato scorciatoie, non ha inseguito le mode del momento, non si è venduto al miglior offerente. Nonostante chi mi conosce, spesso al posto di presentarmi come freelance dico che sono il mercenario del web, vado da chi paga meglio. Ho semplicemente fatto mio il lavoro nel migliore dei modi possibili, giorno dopo giorno e continuerò a farlo finché le forze me lo permetteranno.
Non ha mai chiesto alle persone di utilizzare nei loro progetti qualcosa collegato a InsideTelegram, InsiDevCode o AndroidOS-Lab. Non ho mai marchiato gli utenti delle community create dentro Telegram o nei forum. Ho semplicemente aiutato, condiviso, supportato. Questo penso che abbia portato le persone, alla fine, nel ripagarmi con fiducia, stima e opportunità.
Il riconoscimento della community e dei media
Ho avuto la fortuna, come tantissimi professionisti e professioniste, di essere intervistato e menzionato dalle più importanti testate e professionisti del settore:
Gloria Chiocci – Nova 100 (Il Sole 24 Ore) – Un’intervista approfondita sulla sua carriera intitolata “A 9 anni ho capito che la tecnologia sarebbe diventata la mia casa”, dove ho raccontato il mio percorso dalla scoperta del primo laboratorio di informatica fino al successo come relatore.
Officine Media – Passione Podcast – “SPECIALE TELEGRAM: tutto quello che volevi sapere”, un podcast dedicato interamente alle potenzialità di Telegram dove ho condiviso la mia esperienza in modo approfondito.
PeerTube Uno Italia – Interveto su “Come funziona la pubblicità su Telegram” registrato sul canale Telegram “Ciccio, senti ‘na cosa”.
Futuro Europa – Intervista approfondita sulle potenzialità di Telegram per il business e la comunicazione istituzionale, dove ho spiegato perché Telegram deve entrare nella strategia comunicativa delle aziende.
MediaBuzz – “Passione per il codice”, intervista sulla figura del webmaster moderno e l’evoluzione del web marketing, dove ho raccontato la mia prima esperienza nel settore risalente al 2004.
Ogni intervista, ogni menzione è stata un’opportunità per spiegare non solo la tecnologia, ma anche la filosofia che sta dietro al mio lavoro. Non ho mai parlato solo di strumenti, ma sempre di come questi strumenti possano migliorare concretamente la vita delle persone e il business delle aziende.
20 anni di presenza online, 10 di esposizione pubblica
Sono 10 anni che si è esposto pubblicamente, cercando di non dire “cazzate” in pubblico o almeno non più grosse di quelle che si leggono in giro. Ma sono 20 anni che ogni giorno lascio nel grande bacino del web almeno un bit di presenza.
Considero che questo mio impegno costante, questa dedizione quotidiana, è ciò che mi distingue e mi posiziona tra i veri professionisti del web dagli improvvisatori. In questi anni non mi sono mai fermato, ha continuato a imparare, sperimentare, condividere e soprattutto sbagliare. Anche quando non sono stato sotto i riflettori, anche quando nessuno mi vedeva, ho continuato a lavorare, a migliorare, a crescere.
È questa costanza, questa disciplina silenziosa, che mi ha reso possibile la realizzazione del mio sogno da bambino negli ultimi 10 anni. Perché quando finalmente sono salito su un palco nel 2015, avevo già alle spalle 10 anni di esperienza vera, di errori fatti e corretti, di lezioni imparate sul campo e tantissime notti insonni. Come quella odierna, in cui sono le 01:45 e sto ancora scrivendo e riscrivendo questo racconto.
Il sogno realizzato: viaggiare per raccontare la tecnologia
Vola assai il tempo quando ci si diverte. Vola il tempo, quando trasformi la tua passione da bambino in lavoro. Vola il tempo, quando pensi a quel sogno da bambino a occhi aperti in cui speravi un giorno di diventare grande e viaggiare di città in città per raccontare quanto può essere utile la tecnologia.
Non si tratta solo di successo professionale, di eventi importanti, di riconoscimenti. Si tratta di un sogno realizzato. Quel bambino di 9 anni che era entrato per caso in un laboratorio polveroso ha davvero realizzato il suo sogno: viaggia di città in città per raccontare quanto può essere utile la tecnologia.
E questo fa tutta la differenza del mondo. Perché quando realizzi un sogno d’infanzia, quando riesci a trasformare la tua passione più profonda in lavoro, allora non stai solo lavorando. Stai vivendo esattamente la vita che volevi vivere.
Per la cronaca, la frase “trasforma la tua passione in lavoro e non lavorerai mai“, attribuita a Confucio, per me resta una grandissima cazzata. Mi spiego, Confucio sicuramente non voleva dire quello che molti interpretano quando usano questa frase, però siamo così vogliosi di giustificare oppure dare peso alle nostre convinzioni che siamo pronti a prendere e decontestualizzare una frase o un concetto, pur di farci sembrare intelligenti.
Le persone incontrate: arricchimento e sfide
In questi 10 anni, ho incontrato tante persone. Molte hanno arricchito il mio bagaglio di esperienza, condiviso conoscenza, aperto porte, creato opportunità. Altre mi hanno proprio fatto perdere le staffe e tempo, con promesse e richieste inutili.
Ma anche le esperienze negative mi hanno insegnato qualcosa. Mi hanno mostrato cosa non fare, come non comportarsi, quali valori difendere. Queste persone hanno reso più forte la mia determinazione a lavorare con integrità, a non scendere a compromessi sulla qualità, a mantenere sempre alta l’asticella professionale.
Le persone che hanno arricchito il mio percorso sono state tante: dagli organizzatori di eventi che hanno creduto in me, colleghi con cui ho condiviso palchi e progetti, clienti che mi hanno dato fiducia, membri della community InsideTelegram che hanno contribuito con idee e feedback.
Il messaggio ai giovani: studia in modo indipendente
Quando mi viene chiesto un consiglio per chi vuole intraprendere la mia stessa carriera, faccio quasi sempre queste affermazioni:
“Non studiate solo a scuola, ma anche in modo indipendente. Aggiornatevi e tentate di entrare in contatto con quante più realtà professionali possibili, perché solo così avrete la possibilità di capire quali sono le reali esigenze del mercato.“
“Acquistate libri, leggeteli, capiteli, mettete in pratica quanto scritto, solo così potete prepararvi per affrontare competitivamente il mondo del lavoro. Io, ad esempio, tutti i giorni continuo a provare tecniche, tool e risorse per migliorare il mio lavoro.“
Mi hanno detto che questi sono dei messaggi forti e dei consigli molto maturi. Non sono Confucio, ma so che vado controcorrente rispetto all’idea che basti un diploma o una laurea per essere una persona che sa cosa sta facendo. So per esperienza diretta che il vero apprendimento avviene quando ti metti alla prova, quando sperimenti, quando fallisci e riprovi.
Consiglio spesso di partecipare a eventi come il We Make Future (ex Web Marketing Festival), il Deegito o il Digital Strategy di Torino, non solo per imparare dai talk, ma soprattutto per fare networking, per entrare in contatto con quante più persone possibili nel settore. Così come se si è appassionati di programmazione partecipare ad eventi come Droidcon o Swift Hero.
L’evoluzione: dal cavallo pazzo al panda pazzo
Oggi mi definisco un “panda pazzo”, evoluzione del “cavallo pazzo” di 10 anni fa. È un’immagine divertente ma significativa. Il cavallo pazzo era giovane, impetuoso, pronto a correre senza guardare indietro. Il panda pazzo ha mantenuto l’energia e l’entusiasmo, ma ha acquisito anche esperienza e saggezza.
Calmiamoci un pochino e chiariamo questa cosa. Mi andava di scrivere questa cosa così piena di filosofia solo per sembrare colto pure io. In realtà, la questione del “panda pazzo” nasce mentre ero sul palco del We Make Future di Bologna e facevo il moderatore. Ecco durante la sessione delle domande rivolte dopo lo speech di Antonio Barone (Head of Communications di WWF Italia) e Matteo Grandese (Executive Creative Director di Accenture Song Italia), il mio collega in sala invita i partecipanti di fare altre domande ai relatori, perché non era mica una cosa di tutti i giorni avere Antonio Barone e Mattel Grandese su un palco a cui rivolgere delle domande. Io da grande pagliaccio che sono ho preso la palla al balzo e ho affermato “con il panda”. Quindi ecco da dove nasce il “panda pazzo”
Quello che non è cambiato, è il mio continuo girare come una trottola, a muovermi tra città, eventi, progetti. Sicuramente oggi lo faccio con la consapevolezza di chi ha percorso molta strada, di chi sa dove sta andando, di chi ha imparato quali battaglie combattere e quali lasciar perdere.
Perché raccontare questa storia conta molto per me?
La storia del mio percorso e della mia evoluzione non è solo la storia di un professionista del web. È la dimostrazione che:
La costanza paga – 20 anni di presenza online continua, senza interruzioni, senza abbandoni. Ogni giorno un bit di presenza, ogni giorno un piccolo contributo che alla fine ha costruito un percorso straordinario.
Il valore vero conta più dei numeri – Non ho inseguito follower o like, ho inseguito la qualità. Non ho marchiato il territorio, ho aiutato le persone. E alla fine ho il coraggio di affermare che ho ottenuto molto di più di quanto avrei ottenuto con le scorciatoie.
La conoscenza va condivisa – Progetti come InsiDevCode e InsideTelegram sono “di tutti per tutti”. Così come iniziare a mettere nero su bianco articoli e guide dettagliate, ma anche i codici sorgenti dei propri progetti in GitHub. Rappresentano la mia volontà di condividere liberamente la mia conoscenza, perché questo mi è tornato indietro moltiplicato.
Non è mai troppo tardi per superare le proprie paure – Da “entità virtuale” che aveva paura di parlare con le persone, a relatore sui palchi più importanti d’Italia. La trasformazione è possibile, se hai la volontà di metterti in gioco.
La specializzazione è importante, ma la versatilità lo è altrettanto – Sono sicuramente conosciuto per Telegram, ma so fare molto altro e conoscono molto bene WordPress, la SEO e gli strumenti o le tecniche di marketing. Questa versatilità mi rende più resiliente, più adattabile, più prezioso per me e per i clienti.
I sogni d’infanzia possono diventare realtà – Quel bambino di 9 anni voleva lavorare con la tecnologia e viaggiare per raccontarla. Oggi fa esattamente questo. Non è magia, è il risultato di 20 anni di lavoro costante.
Ancora oggi, la stessa domanda
“Ancora oggi, dopo 10 anni mi chiedo che cosa ci hanno visto in me quei folli e cosa ci vedono ancora in me gli stessi + i nuovi che mi hanno invitato e mi invitano a parlare!??”
È una domanda che mi pongo quotidianamente con sincera umiltà.
Il futuro: continuare a girare come una trottola
I progetti futuri continueranno a ruotare attorno a WordPress, SEO e Telegram. Ma soprattutto continuerò ad aiutare PMI, startup e liberi professionisti a comprendere i meccanismi dell’immenso mondo del web e della tecnologia.
Continuerà a tenere lezioni all’interno di aziende, a fare consulenze one-to-one, a scrivere guide e tutorial, forse qualche altro libro. Continuerò a partecipare agli eventi più importanti, portando la mia esperienza e la mia visione.
Ma forse la cosa più importante è che continuerò a essere quello che sono sempre stato: uno studente curioso della tecnologia. Perché non ho mai smesso di imparare, di sperimentare, di provare nuove tecniche e tool. E questa curiosità inesauribile è il vero segreto alla base di tutto.
Conclusione: questi sono i miei ultimi 10 anni e 20 anni di presenza sul web
Insomma questi sono i miei ultimi 10 anni e 20 anni di presenza sul web.
È un bilancio di cui andare orgogliosi. Non per i numeri, non per gli eventi, non per i riconoscimenti. Ma per essere rimasto fedele a me stesso, ai mie valori, alla sua passione. Per aver realizzato il sogno di quel bambino di 9 anni. Per aver trasformato una passione in lavoro senza che diventasse solo un lavoro.
Con questo vi auguro lunga vita e prosperità e a questo punto non mi rimane altro da fare che aspettarvi sul mio canale Telegram, dove cerco di pubblicare anche altri contenuti interessanti e utili. Invece se consideri che questa post ti ha cambiato la giornata, puoi offrire una birra media o un caffè qui.


