Mese: Novembre 2020

Vita da freelance: tra alti e bassi!

flavius florin harabor vita da freelance

Vita da freelance, una vita tra alti e bassi, dove le piccole cose fanno la differenza e dove spesso basta poco per stare bene con se stessi.  In questo periodo storico e soprattutto in questo 2020, ho avuto la possibilità di riflettere molto su quelle che sono state le mie scelte del passato e quelle che sono le scelte del presente che influenzeranno il futuro.  Da queste riflessioni fatte nei giorni scorsi e partendo dal mio ultimo post pubblicato su Instagram e Facebook, mi è partita la vena artistica per scrivere questo piccolo post e riflessione. Lo scopo è quello di raccontare la mia vita da freelance e quello che in questi anni ho vissuto insieme a tantissimi colleghi, che in alcuni casi sono diventati degli amici con cui confidarsi e con cui parlare dei problemi della vita, non solo del nostro lavoro. Quanto segue è stato strutturato sotto forma di domanda e risposta, non troverai quella lista delle x cose da fare per affrontare la vita da freelance. Questo perché in questi anni di domande ne ho ricevute sul mio lavoro e su quello che voglio fare da grande. Quindi mettetevi comodi perché le cose da leggere e vedere sono diverse, cercherò di non essere troppo lungo nel racconto.  Quante ore al giorno lavora un freelance? Parto da questa domanda, perché chi mi ha conosciuto in questi anni e non fa parte di questo mondo, ma nella vita fa tutt’altro si è sempre chiesto se ho degli orari di lavoro. Ho cercato e a volte cerco di farmi degli orari di lavoro, ma se vado a mettere insieme tutte le ore di una giornata posso rispondere senza esagerazione che un freelance arriva a lavorare anche 24 ore su 24, quindi 7 giorni su 7 e quasi per 360 giorni all’anno. Si succedono miracoli a volte che permettono ai freelance di avere dei giorni liberi, di solito coincidono con i compleanni dei familiari. Sfortunatamente la vita da freelance ti obbliga a  stare dietro a molti clienti. È inutile che cerchiamo di raccontarcela e sognare che non è così, tutti noi che abbiamo scelto di fare questa vita, perché è una scelta sappiamo benissimo che  per lavorare e mantenere i contatti bisogna avere delle buone relazioni con tutti i clienti e consolidarle quotidianamente attraverso le applicazioni di instant messaging, social, e-mail, social e chi più ne ha più ne metta.  Spesso, per non dire sempre, come freelance devi essere disponibili e gentili, altrimenti passi per quello arrogante e quello scorbutico con cui è difficilissimo parlare, collaborare e con cui fare qualcosa di utile. Questo causa un forte stress per chi ha scelto la vita da freelance. Non mi si venga a dire che non è così, perché lo so benissimo colleghi freelance che è così. Insomma, bisogna sorridere, mediare, meditare, ascoltare, essere accoglienti, gentili, estremamente educati e soprattutto si deve essere sempre propositivi. Quando hai scelto la vita da freelance devi sapere sa subito che diventerai il muro del pianto dei tuoi clienti, quindi ai tuoi problemi quotidiani, tipo quando guardi sul conto corrente che hai una somma dai 10 ai 100 euro, devi aggiungere lo sfogo delle persone che ti scelgono. Ecco perché è importante ascoltare, meditare e mediare, così come essere sorridenti e se sei un mezzo pagliaccio come me buttare ogni tanto fuori una battuta per sdrammatizzare la situazione. C’è chi dice che questo modo di fare e relazioni di empatia che si creano tra un freelance e un cliente sono il 50% degli strumenti attraverso cui si trova lavoro e si mantiene nel tempo, io mi azzardo e mi spingo molto più in là. Infatti per me e dalla mia esperienza oserei dire che sono il 70%, tutto il resto è composto da quanto ti fai pagare, quanto velocemente fai il lavoro, quanto spesso sbagli oppure rispetti le consegne. Insomma nel restate 30% c’è tutto un mix di cose, ma il 70% è fatto empatia tra le due persone. Tu come freelance sei il precursore dello smart working? Quando ho scritto l’articolo Avete rotto lo smart working, ho pensato spesso a questa domanda, perché effettivamente da freelance il tuo lavoro è sempre smart e non perché lavori da uno smartphone, tablet o notebook. Sorrido ancora quando qualche anno fa un paio di ex clienti, per criticare il mio operato mi dissero: “sai siamo nell’era della velocità e dello smart, pure il lavoro è diventato smart, quindi ormai fare smart working è facilissimo perché ti basta uno smartphone, tablet e un buon notebook per fare il tuo lavoro“. Sfortunatamente avevano confuso il concetto di lavoro flessibile, con il concetto di telelavoro, ma non sono qui per parlare di questa differenza vi basta leggere l’articolo dedicato.  Insomma questa cosa del lavoro flessibile o dello smart working porta il più delle volte alla totale assenza di tempo libero. Questo a volte si trasforma dal mio punto di vista in un problema enorme, perché se i tuoi clienti sono diversi tra di loro la mole di lavoro è molto grande, ma anche se fossero tutti omogenei e quindi dallo stesso settore, non puoi mettere in pratica la stessa tipologia di comunicazione, perché per quanto un campeggio a Rimini possa essere assomigliante ad uno di Jesolo, sono pur sempre due campeggi che si trovano in due punti diversi sulla mappa. Avete presente l’affermazione di Confucio “fai il lavoro che ami e non lavorerai”, è una grassa baggianata. Non me ne voglia Confucio e pace all’anima sua, era tanto saggio e ha detto tante cose intelligenti, ma questa frase se la poteva risparmiare. Perché da questa frase parte quella malsana idea dove vede la flessibilità lavorativa corrispondere ad un maggior numero di ore disponibile per se stessi. È una grossissima cazzata tutto ciò. A volte, non sempre, si ha l’impressione di vivere in una prigione oppure ai domiciliari perché si è fatto qualcosa di sbagliato. Infatti, non avendo degli orari definiti, i clienti, che sono molto diversificati tra loro, sanno che possono

Il cugino del web! Esserlo senza volerlo ammettere.

il cugino del web

Oggi vorrei parlarvi del cugino del web, questa figura mistica e leggendaria che tutti noi troviamo nelle nostre case oppure nelle case degli amici e clienti. Vorrei parlarvi di quella figura mistica e leggendaria che per arrotondare le entrate mensili trasforma le proprie conoscenze tecnico, scientifiche e soprattutto informatiche in lavoro, a discapito di noi che che siamo tanto bravi, professionali e che sappiamo le cose.  Il mondo è pieno di cugini e ormai non c’e un settore lavorativo che non ne abbia uno o più di uno. Tra le figure più di spicco c’è il cugino fotografo, il cugino architetto, il cugino imbianchino, il cugino idraulico, il cugino webmaster, il cugino social media marketer e poi ci sono tutti i cugini del chi più ne ha più ne metta. Non mi metto a fare la lista, perché tanto la conoscente già e non ve la devo elencare io.  Quello di cui vorrei parlarvi è di quel fenomeno che già prima si notava, ma oggi con la situazione attuale causata dal Covid-19 e precedentemente dalla crisi economica, ha fatto uscire allo scoperto il fenomeno del cugino del web che giace dentro di noi. Infatti, oggi ci troviamo davanti a questa nuova situazione paranormale ed evoluzionistica, cioè l’accelerazione nella trasformazione nel cugino del web e il rifiuto di ammettere di esserlo diventato. Ricordiamoci che tutti noi, cioè quelli tanto bravi e professionali, abbiamo criticato, attaccato e ricercato il cugino del web, perché veniva molto apprezzato per i suoi costi bassi (tendenti al gratis) e il tutto si fa con due click qui oppure con due viti lì o un pochino di cola vinilica. In questi anni ho faticato molto e fatico ancor oggi, non tanto nel far quadrare i conti, ma quanto nel riuscire a far capire l’importanza e allo stesso tempo il valore economico che dobbiamo dare a noi stessi, e al nostro lavoro.  Ho faticato e fatico ancor oggi, perché sempre più spesso vado a sbattere contro il cugino del web, ma non è il cugino del web che ho descritto fino adesso. Cioè quello che per arrotondare le entrare mensili sistemava un PC, realizzava un sito oppure offriva una consulenza a prezzo di un panino e una birra. Anzi mi sono scontrato contro cugini del web che vestono bene, fanno una vita da romanzo in cui tutto è rose e fiori, che a quanto pare sa fatturare meglio degli altri che non capiscono un tubo e che quindi non lo fa per arrotondare le sue entrate fisse, ma per lavoro. Ho osservato in questi anni, partendo dalla crisi economica per arrivare all’attuale momento di merda causato dal Covid-19, un aumento quasi proporzionale di mese in mese di persone che hanno deciso di mettere in luce il cugino del web che c’è dentro di noi e che noi rifiutiamo di ammettere di averlo dentro. Si lo so che in casi come questi bisogna essere uniti e utili al prossimo, quindi non possiamo essere delle persone attaccate al vile danaro, al fatturato, etc.  Però non possiamo neanche rovinarci nella situazione in cui oggi se chiedi i soldi per una consulenza oppure per una lezione di qualche ora ti venga risposto: “Ci penso, sai c’è quello che offre la consulenza o lezione da 30, 40, 50 o 60 minuti gratis. Penso che per quello che mi serve a me basti“. Ovviamente questo quando la persona è educata, perché il più delle volte non ti risponde neanche quando mandi il preventivo oppure dai un’indicazione di prezzo. Ma te che non sei scemo e non sei nato ieri, capisci il perché della non risposta alla tua proposta.  La cosa peggiore è quando ti senti rispondere oggi “Ma perché la consulenza si paga, cioè tutti sono disponibili con dirette online e consulenze free fino a 60 minuti ed oltre e a te devo pagarti” oppure “Ma perché la consulenza si paga, quando ormai tutti fanno dirette e webinar gratuiti e le dirette“. Per non parlare di quelli che “hai visto quello, adesso pubblica e-book e chiede soldi, se ti arriva una copia gratis oppure la paghi, non è che me la regali” oppure “sai ho visto che quello la ha iniziato a chiedere soldi per le cose che scrive, non è che mi passi una copia dell’e-book e al massimo se considero che merita gliela compro pure io una copia. Ma prima devo vedere che cosa c’è dentro, perché è facile chiedere soldi per un e-book“. Queste sono oggi le affermazioni che tra tutte le altre mi hanno fatto più male e sono state in quest’ultimo periodo uno di quei mali interiori che mi hanno fatto mettere in dubbio il mio lavoro e le mie scelte del passato.  Per non parlare di quelle richieste giunte in questi mesi che recitavano più o meno così “mi ha mandato X da te, perché dovrei fare questo lavoro e mi ha detto che te sei al più buon mercato degli altri” oppure “mi ha mandato Y da te, perché i loro costi sono troppo alti e non hanno tempo per seguirmi“. Ovviamente in questo caso X o Y, non si sono mai segnati di contattarmi in precedenza per avviarmi che qualcuno mi avrebbe scritto ed eventualmente di avere un occhio di riguardo, perché sai c’è la crisi economica oppure il Covid-19.  Sia chiaro di aiuti gratuiti e di consulenze gratuite ne ho offerte pure io e non mi vergogno di dirlo o di mostrarlo, quindi ecco un paio di immagini: Però, questo non significa che ogni tre per due devo far passare il messaggio “tanto che cosa vuoi che siano x minuti di consulenza gratuita, tanto non si rovina il mercato e tanto non succede nulla“. Certo che non succede nulla, oggi oppure domani, ma dopodomani si.  Infatti, un giorno si arriva a scoprire che il tuo contenuto (post nel blog, slide, e-book, video corso, libro, etc) è stato “preso in prestito” da qualcuno e “distribuito gratuitamente”, senza dire che il contenuto e tutto, senza che