Social Media Marketing: come una guerra può influenzare questo mercato?

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Questo articolo è principalmente indirizzato ai Social Media Manager, indipendentemente se sei uno specialist oppure uno alle prime armi e alle aziende che decidono di adottare una strategia di Social Media Marketing.

Il motivo di questo post è semplice da intuire ed è collegato a quello che è successo nel mondo dal mese di Ottobre 2021 ad oggi. Anzi per dire la verità, questo mercato è stato particolarmente colpito sin dagli inizi del 2020 con l’inizio della pandemia.

Se in due anni di pandemia, siamo riusciti in un modo o nell’altro di capire che cosa ci si poteva aspettare dal futuro e alcune cose sono cambiate. Durante una guerra, operare nel mondo del social media marketing sicuramente non è una delle primissime cose a cui pensare e sicuramente non è uno dei problemi che un professionista o un’azienda mette al primo posto.

Allo stesso tempo, è vero che tutte le attività intorno al social media marketing continuano in qualche modo a funzionare ed esistere nel bene o nel male.
Quindi quello che vorrei fare con questo post è provare a dare una risposta a cosa fare e come prepararsi per il futuro in questo ambito.

Cosa accadrà domani non lo so. Però partiamo a questo.

Social Media Marketing, come comunicare in tempo di pandemia?

Fino agli inizi del 2020, se qualcuno avesse fatto la domanda “Come comunicare sui social media aziendali in tempi di pandemia?“, avrebbe ricevuto come risposta: boh, dipende dalla pandemia e dove questa si scatena. Oggi penso che la riposta sarebbe molto più articola.

Fino a Febbraio dal 2020, nessun social media manager fino a quella data si poteva considerare un “esperto di comunicazione in tempi di pandemia”, adesso dopo due anni si è già più preparati. 

Lo sappiamo tutti che ad un certo punto siamo stati costretti in casa, alla ricerca di contatti umani, di contenuti divertenti per tirare su il morale a noi e ai nostri casi. Persino il sottoscritto che è sempre precisino e abbastanza pessimista, è riuscito ad essere più umano e meno calcolatore.

Sicuramente del periodo Febbraio 2020 – Febbraio 2022 abbiamo dato ampio spazio alle piattaforme social. Questo lo confermano anche i dati dell’analisi periodica Digital di Hootsuite/We Are Social che ha fotografato un picco di utilizzo dei social network durante i vari lockdown.

In questo periodo di tempo ogni realtà aziendale e professionista si è chiesto cosa fosse giusto pubblicare in un momento così particolare, anomale e che nessuno aveva mai provato sulla propria pelle. Al massimo qualcuno ha letto delle cose collegate alle alle pandemie, ma nessuna di queste cose era applicabile al Social Media Marketing ed ecco che mancava la memoria storica in questo ambito e dei punti di riferimento.

L’unica certezza che un social media manager aveva, così come le azienda, è che i follower stavano trascorrono più tempo online di quanto non abbiano mai fatto prima.

Questo ha permesso sicuramente a molti di sfruttare di aumentare la brand awareness (consapevolezza del marchio). Così come si è capito sin da subito che non si potevano attuare strategie di vendita aggressive come se nulla fosse successo o nulla stesse capitando. Diciamo che qualcuno ci ha provato ed è finita in malo modo, mentre a qualcuno è andata anche bene. 

Quindi alla fin fine, tutti hanno capito che bisognava dare una darsi una risposta a queste domande:

  • Ascoltare, essere presenti e mostrare una cerca empatia sui social oppure far finta che non sia successo nulla?
  • Sarebbe stato meglio vendere o fidelizzare?

Mentre ci siamo dati delle risposte a queste domande, siamo finiti per rimanere incastrati e senza mezzi di comunicazione.

Cosa fa il social media manager quando sparisce un intero ecosistema?

È difficile dare una risposta anche in questo caso. Questo perché non era mai successo che un intero ecosistema di comunicazione andasse in fumo eppure è successo. 

Ed è proprio dalla down di tutto l’ecosistema Meta Inc. (ex Facebook Inc.), che è nata la mia riflessione “Ripensa al tuo modo di comunicare“. Neanche farlo a posta, in questo post scrissi “cosa succederebbe se la piattaforma realizzata da terzi scomparisse perché fallisce oppure perché viene chiusa?”

Non l’avrei mai immaginato che da lì a qualche messe avrei scritto il post: Mark Zuckerberg: “Potremmo chiudere Facebook e Instagram in Europa”.

Eppure è successo. Sarò stato un chiaroveggente nuovamente, sarà stato che ormai ho il fiuto, ma comunque la riflessione dedicata al ripensare la modo di comunicare avrebbe preso ancora più importanza dal 24 Febbraio 2022, quando la Russia decise di entrare in Ucraina per mettere in pratica il così detto blitzkrieg (guerra lampo).

Quindi non avevamo ancora ben digerito il down completo di un’ecosistema, che per diverse ore ha lasciato scollegato il mondo, che eccoci qua fare il conto con la guerra.

Cosa fa il social media manager quando c’è la guerra?

Pure in questo caso è difficile dare una risposta, anche se la più veloce sarebbe: 
“In questi casi un social media manager si arrangia, perché ha passato gli ultimi due anni d’inferno e ha cercato le soluzioni ai problemi”. Vero fino ad un certo punto. 

Ti puoi arrangiare finché non sei coinvolto direttamente, ma se fossi coinvolto in modo diretto che cosa potresti fare quando nella mattina del primo marzo non va più nulla?

Ti svegli, apri Facebook e Twitter, ma non funzionano e se riesci a fargli andare vanno molto male, e senza una VPN buona non puoi andare avanti. Poi se come questo non bastasse, scopri anche che Facebook Ads Manager non accetta pagamenti con carte di banche sanzionate. A questo punto parte l’ansia e il panico.

Allora bisogna ripensare alla strategia di social media marketing più adatta, perché poi scopri anche che la stragrande maggioranza delle integrazioni pubblicitarie dei blogger è stata sospesa, molte sono rinviate all’autunno o cancellate del tutto. Questo significa che gli introiti saranno quasi pari a zero fino all’autunno oppure fino all’anno prossimo.

A questo punto, non puoi neanche dire “beh dai pubblichiamo due, tre contenuti per intrattenere il pubblico e continuare a fare brand awareness“. Però a questo punto la domanda è: “Quali contenuti pubblicare?”. 

Quindi a questo punto ci si deve mettere seduti e con un quaderno in mano iniziare a studiare che contenuti si possono produrre e dove si potrebbero pubblicare oppure se fermare tutto e aspettare che passi tutto.

Infatti, nei primi giorni di guerra, molti blogger, youtuber e instagramers si sono ricordati che esisteva una bellissima risorsa chiamata Telegram. Ecco molto di loro hanno rispolverato i vecchi canali oppure alcuni avviato il loro primo canale Telegram per la prima volta. Questo perché già in quei primi giorni concitati e già dopo i primi rallentamenti di accesso a Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok e Twitter si era capito che ci sarebbe stato un possibile blocco dei social network stranieri.

Questa mossa ha generato un enorme afflusso di pubblico nei canali di notizie e nei media, ad esempio, dal 23 Febbraio al 5 Marzo c’è stato un incremento pazzesco di nuovi iscritti ai canali di Telegram. Parliamo di qualcosa come 10 milioni di nuovi abbonati per i canali di notizie e media in lingua russa e oltre 11 milioni di nuovi abbonati per la stessa tipologia di canali in lingua ucraina. 

Link ai post:

Insomma una guerra lampo, che così lampo non è stata, combinata alle sanzioni internazionali e alle scelte del governo russo che attraverso Roskomnadzor (Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa) ha iniziato a bloccare i social più famosi, in molti non si sono arresi e sono corsi ai ripari utilizzando Telegram. 

Qualcuno poi si è ricordato che in casa aveva anche VKontakte, Odnoklassniki, Yandex.Zen, Pulse di VK Group e RuTube. È questo ha permesso loro di non restare scollegati dai follower e dai clienti.

Che cosa fare in questi casi?

Quello che bisogna fare è non arrendersi e prepara il terreno.

Faccio questo lavoro da anni, anche se non sembra e a tutti gli eventi a cui ho partecipato, ho sempre detto alle persone di non focalizzarsi su una sola piattaforma. Gestire una sola piattaforma per parlare di se sui social è sempre stato molto rischioso e da masochisti. Lo è sempre stato e lo sarà sempre.

Questa cosa deve essere ben chiara, indipendentemente che tu sia un azienda oppure un libero professionista. Se ti affidi ad una sola piattaforma per comunicare, rischi di essere chiamato fuori nel giro di poche ore. Non serve chiederlo ai colleghi russi o ucraini, ma basta ricordarsi Ottobre 2021, quando tutto l’ecosistema Facebook si è spento.

Quindi in questi casi, quello che bisogna fare è leggere i dati per capire dove andare in caso di emergenza. Ma questo non significa che bisogna aspettare l’ultimo momento. Una volta capito dove andare, bisogna già iniziare a muoversi e fare piccoli passi, così da avere il terreno pronto in caso di emergenza. 

Il tutto dipende dal pubblico di destinazione e dal settore in cui si opera, ma se consideriamo l’opzione peggiore con il blocco completo di tutti i social network, allora dobbiamo pensare se stiamo comunicando bene attraverso la nostra piattaforma (sito web e e-commerce) e se abbiamo delle opzioni offerte da “piattaforme minori”.

Conclusione

Essere un social media manager e occuparsi di Social Media Marketing non è mai facile, ma in questi casi diventa sempre più difficile. In questi casi, come abbiamo visto in passato, vincerà chi ha diversificato le piattaforme in anticipo.

Io lo dico spesso, a volte se non si inizia in anticipo a preparare il terreno poi sarà troppo tardi per correre all’ultimo momento per sviluppare una community in un nuovo social o in una nuova piattaforma quando sei l’ultimo arrivato. Prepararsi per i momenti buoi in anticipo è la mossa migliore. Questa cosa la dico dal 2014 quando ho iniziato a sposare la causa del consulente web marketing.

Fortunatamente sei un social media manager, probabilmente non resterai senza lavoro in casi come quelli descritti fino ad oggi. Invece se non hai mai lavorato sulla tua immagine come libero professionista, come azienda oppure se sei un l’influencer potresti soffrire molto e perdere enormi budget.

Adesso sono curioso di sapere il tuo parere su questa cosa. Quindi aspetto il tua riflessione nei commenti qui sotto, così tanto per farci una chiacchierata tra amici.

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